Un viaggio tra anime, manga e cartoni animati

“La forza dell’animazione sta nella mancanza di regole, la sua versatilità rappresenta la sua capacità di affrontare una varietà infinita della materia.”

Una frase che apre il nostro viaggio verso l’animazione, ma prima di proseguire cerchiamo di capire alcuni termini e differenze:

Il termine Anime

Abbreviazione di “animeshon”, ovvero animazione.
“Anime” è l’animazione dei cartoni animati tratti dai manga, e associato in Occidente a tutte le produzioni animate Giapponesi.

Il termine Manga

Sono i fumetti giapponesi, mentre nel resto del mondo è usato per indicare “storie a fumetti giapponesi“. La traduzione letterale è “immagini derisorie”, un omaggio al primo disegnatore ad utilizzare il termine manga: Rakuten Kitazawa (i Manga si affermano in Italia agli inizi degli anni Novanta con la pubblicazione di Ken il Guerriero e successivamente con Dragon Ball).

Il termine cartoni animati

Si intendono i disegni animati, come ad esempio quelli classici della Warner Bros, spesso ad indicare le produzioni americane, mentre le produzioni giapponesi sono chiamate “anime”.

Un viaggio nell’animazione

Quando ero bambino ho percepito qualcosa di diversa nei cartoni animati come Jeeg Robot, in un certo senso era più elegante con una narrazione più a lunga rispetto agli arti cartoni, uno stile completamente diverso dai precedenti.

“Avevo percepito qualcosa di diverso, qualcosa stava cambiando nel mondo dell’animazione.”

Questo nuovo stile proveniente dal Giappone, sarebbe diventato quello che poi chiamarono “Anime”.

Questo stile differiva completamente dai cartoni animati occidentali. Mentre i cartoni animati erano associati ai bambini, questo stile si avvicinava maggiormente ai gusti di un pubblico più adulto, i personaggi erano sviluppati in maniera più profonda e fluida, una forma d’arte completamente diversa rispetto al passato.

La rivoluzione dell’animazione

In tema di Anime, lo studio di animazione giapponese Mushi Pro, accantonando gli standard di animazione precedenti, rivoluzionò il tema cartoni, con la serie manga dal titolo Astro Boy, per avvicinarsi più ai gusti delle famiglie, e non solo esclusivamente a quella dei bambini.
La diffusione di questo nuovo genere è stata trascinata anche dal boom economico nel dopoguerra, dove in Giappone cominciò a proliferare la diffusione della televisione (nel 1960 il 55% delle famiglie giapponesi possedeva una Tv).
L’animazione in Giappone, il debutto di Astro Boy
L’animazione giapponese risale ai primi anni del 1900, ma la produzione più importate risale al dopoguerra con l’introduzione di un nuovo stile capitanato dal fondatore Osamu Tezuka.
Con Osamu e Astro Boy, comincia la battaglia animata tra oriente ed occidente. Dal canto suo l’industria dell’animazione Giapponese era anche ostacolata dalla censura del governo, inoltre le difficoltà economiche impedivano un vero e proprio lancio di un nuovo stile, ma il debutto di Astro Boy nel 1963 cambiò tutto.
Quando Astro Boy cominciò ad acquistare popolarità, seguì un cambiamento che avrebbe mutato completamente l’attenzione verso il settore dell’animazione giapponese.

Anime e Manga

Verso la fine del 1960 il pubblico giapponese considerava tutte le forme di animazione come “anime”, indipendentemente dallo stile o dal paese di origine.

I puristi del settore definiscono “anime” uno stile di “animazione limitato” con il padre fondatore identificato in Tezuka Osamu, contraddistinto da tecniche di animazione limitate dai costi di produzione, in pratica facendo lampeggiare immagini fisse in rapida successione, creando così una illusione di movimento.

Lo stile ideato dallo studio Mushi Pro di Osamu, è quello di un”movimento manga” noto per i suoi ovvi “limiti”. Astro Boy è stato il primo anime Tv a esorcizzare i trucchi visivi e audio con un minor numero di fotogrammi di animazione per creare l’illusione “full motion” e il pubblico ha amato il risultato nel suo complesso.

“Astro Boy è diventato il primo anime ufficiale”

Un ulteriore modo per distinguere gli anime dai cartoni, è che gli “anime” sono ispirati dai “manga “, produzione anch’essa prettamente giapponese.

La differenza tra anime e cartoni animati

  • I cartoni animati sono caratterizzati da dodici immagini al secondo con un risultato morbido e fluido, un movimento quasi “realistico”.
  • Anime, utilizza un numero inferiore immagini, circa otto al secondo.

Il risultato è che a fronte di un Anime da 25 minuti, occorrevano solo 1500 disegni, per un programma della stessa lunghezza, una animazione richiedeva 18.000 disegni.

“Anche se meno fluido, lo stile anime manteneva una buona illusione del movimento.”

La tecnica della Ripetizione dei movimenti e dei dialoghi

La tecnica della ripetizione si basava sul riutilizzo delle sequenze animate all’interno di una singola sequenza, o attraverso la selezione di alcune parti del corpo animate, e manipolate per creare movimento.

Da notare che, una singola sequenza di Astro Boy, è stata riutilizzata per tutta la produzione della serie.

Per la sincronizzazione labiale, è stata sfruttata la concentrazione del pubblico sulla bocca e sul dialogo, in modo da distoglierlo dal fermo immagine, tagli rapidi poi creavano il ritmo e nascondevano le immagini statiche, creando l’illusione dell’animazione.

Il riutilizzo delle immagini dell’animazione hanno abbassato i costi diminuendo la necessità delle forniture di nuove immagini. Questo ha permesso una elevata produzione per la televisione raggiungendo un vasto pubblico e creando nuovi fan base per manga e i suoi personaggi. Le immagini di Anime sono una potente sinergia di marketing grazie alla centralità dei personaggi e ai collegamenti con i giocattoli, figurine e adesivi e il risultato è stato che i fan sono orgogliosi di sostenere la loro amata serie attraverso il consumo.

Dopo il boom Astro Boy, i personaggi anime e manga sono divenuti talmente popolari da portare una moda in Giappone, per poi sbarcare in occidente e diffondersi in tutto il mondo.